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Conclusioni

Siamo arrivati a oggi: un intermezzo fra i 7.665 giorni di ieri e il giorno di domani. Ora tutte le macchine sono allineate su alcuni tavoli. Sembra che abbiano occhi, narici, nervi e braccia. Nei serbatoi l’invincibile acqua ancora oscilla. Ci piacerebbe affidarle al genio di Subodh Gupta, l’artista indiano che assemblando gli oggetti metallici in uso nella cucina asiatica costruisce nuovi dei e nuove visioni. Oppure darle al tosco-milanese-newyorkese Luca Pancrazi, l’ultimo allievo di Alighiero Boetti, capace con memorie dismesse, transistor e flaconcini di vetro di costruire micro città in cui non è difficile perdersi. Dormono e sognano le nostre macchine, sbuffano silenziose, vicine le une alle altre, random. Formano d’un tratto una visione che ci è familiare, una visione non algida e turrita di metropoli verticale, ricca, potente e crudele, ma una visione umana, un paesaggio di alti e bassi, di capolavori e normalità, di fattorie e ville palladiane, di semafori e cipressi, di cattedrali e capannoni. Un Paesaggio Italiano. Unico, inconfondibile. Dove abita il Tempo. Dove vive Lavazza. Dove il caffè è di casa da 115 anni. Espresso. Un paesaggio italiano in cui le grandi aziende oneste si inseriscono in maniera naturale, lavorando bene e con umanità, per tanto tempo, per più generazioni e diventano, quasi senza accorgersene, parte profonda del fluire e del mutare della sociètà. Per ritrovarsi poi in un libro di testo per le Scuole Medie della Repubblica, a pagina 160, nel paragrafo intitolato “I simboli di un’epoca”, in cui vengono accostate la foto in bianconero di “Uno sciopero a Roma”, nel 1895, il dipinto di Pelizza da Volpedo, “Il Quarto Stato”, del 1901, ispirato da quella foto, e infine la campagna pubblicitaria Lavazza, “Giovani al loro primo lavoro”, 2000 in cui la scena è la stessa del dipinto ma al posto degli operai vi sono giovani impiegati e impiegate, di cui una stringe in braccio la Espresso Point di Pininfarina. Siamo giunti a una fine, una fine in divenire e forse - visto che abbiamo trattato l’argomento col linguaggio del progetto e del design - ognuno può guardarsi le macchine con l’occhio severo di uno dei padri del design contemporaneo. E rispondersi da solo!
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Good design is as little design as possible.9 Questa macchina, o quella, risponde ad alcune di queste caratteristiche? Yes or Not. Valutate voi! Non si può dire però che sia solo una questione di design. Abbiamo visto che le macchine e i sistemi Lavazza, ovvero “the italian art of self made espresso” sono un fenomeno socio economico, con cifre e dati importanti.Sono storia del costume e stimolo per nuovi progetti, come la nuova
“A Modo Mio roulotte” disegnata da Mirko Gabellini, un designer inventore romagnolo che si inserisce perfettamente nel solco del “saper fare” che già fu caro a Savino Balzano. Ma a noi infine piace pensarle per la loro natura primaria: dispensatrici di un vero espresso italiano. Punto di incontro fra le persone, luogo senza gerarchie, social network di parole, risate ed emozioni autentiche. Dietro ogni macchina ci sembra di vedere una mano che fa ciao e ci serve un caffè fumante. Un gesto semplice di accoglienza, saluto e convivialità: l’Alfa e l’Omega di tutta questa piccola galassia.

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