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A Modo Mio

Presentata in primavera, collaudata in corsa in mille assaggi, vernissage, fiere ed eventi, messa a disposizione del pubblico per Natale 2007, la macchina che del sistema porta il nome a fine 2009 è già stata prodotta in un grande numero di esemplari, confermando con i numeri la bontà del prodotto e dell’intuizione. Intuizione e progetto di cui abbiamo chiesto le origini al vice presidente dell’azienda e direttore del marketing Giuseppe Lavazza, che del sistema A Modo Mio è il più grande sostenitore: “Facciamo un passo indietro. Le nostre prime cialde Espresso Point sono del 1989: due cialde monodose racchiuse in un sacchettino sotto vuoto. Quando se ne consuma solo una è bene usare l’altra nel giro di pochi giorni, altrimenti gli aromi del caffè si perdono. Nel 2004, forti di 15 anni di esperienza e di ricerca abbiamo lanciato BLUE: cialde sigillate e autoprotette singolarmente. Mi sono reso conto della forza di questo prodotto qualche mese dopo. Una sera mi sono fermato a fare benzina sulla via del rientro e da una nostra macchina vending, sotto una tettoia, mi sono preso un caffè. Dopo averlo bevuto mi sono reso conto che era il mio preferito! In quel periodo infatti mi ero portato a casa la LB 1000 di Pininfarina e ogni mattina prendevo un ‘espresso dolce’, quello dalla cialda color marrone. Ritrovarmi lo stesso fantastico sapore in quel ‘non luogo’ desolato mi è sembrato un buon segno. Le macchine vending sono la trincea del caffè, la prova suprema, perché spesso sono esposte ai quattro venti, lavorano da sole 24 ore su 24, in luoghi di vero street life! Quindi dopo aver portato un buon espresso negli ambienti di lavoro e nei luoghi di transito la scommessa era riuscire a offrire anche a casa la stessa qualità, con un sistema professionale in miniatura. Da qui le nuove cialde A Modo Mio appositamente alleggerite e studiate nel packaging per poterle distribuire nei supermercati e una nuova macchina, compatta e allegra, progettata assieme a Saeco e ai designer.” Per meglio valorizzarne il design siamo risaliti ai suoi autori, lo StudioO1 Design, composto da Patrizio Cionfoli, Diego Forasacco, Fabio Fieni, che così ci hanno spiegato il progetto: “Tutto è partito da un concorso a inviti indetto da Saeco, dove a partire da una tecnologia data e dai relativi ingombri, ma senza conoscere l’azienda committente, ci veniva chiesto di progettare una macchina per fare l’espresso a casa. Eravamo cinque o sei studi e infine Lavazza ha scelto il nostro progetto. A noi piace lavorare sul concetto di ‘memoria’, portando nell’estetica e nei materiali del presente tracce di storia del disegno industriale. Con le sue forme arrotondate e la sua solidità, con la lucidità e gli elementi cromati, la nostra A Modo Mio evoca gli anni 70, ci fa venire in mente il mangiadischi o i primi televisori portatili. Anche abbassare la maniglia per caricare la cialda è lo stesso gesto in uso in molte grandi macchine da bar di quegli anni, tra cui la Faema… La gestualità è il cuore del progetto e la leva di caricamento mette in evidenza la perforazione orizzontale della cialda. Vi sono poi dei dettagli, che sfuggono ai più, di cui siamo contenti, come ad esempio essere riusciti a dare al serbatoio integrato lo stesso raggio e la stessa curva del corpo macchina.” La macchina prodotta da Saeco è in due versioni: Extra e Premium, con la seconda dotata di un dispositivo per la gestione elettronica della temperatura e del professionale “pannarello”, una lancia vapore che sfrutta l’effetto Venturi per montare mirabilmente la schiuma del latte. Dapprima disponibile in due colori, la Extra dall’aprile 2009 viene prodotta anche in 4 colori sgargianti: la Limited Edition.

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