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Pininfarina. Espresso, punto e a capo

Se giri il mondo, parli di design, dici Pininfarina, tutti capiscono. E per capire ancora meglio bisogna andare a casa loro. Le automobili, i treni, gli arredi e gli oggetti disegnati in Pininfarina da tre generazioni di progettisti ed esposti nel loro show room sono di tale impatto, varietà e complessità che da soli equivalgono a un museo di storia del design. Uno dei prodotti di maggior successo di Pininfarina è senza dubbio la Lavazza Espresso Point, prodotta da 15 anni in 3 versioni principali di cui oltre il 90% ancora in funzione. All’interno del grande team Pininfarina la divisione che si occupa di progettare oggetti e ambienti non riferiti ai mezzi di trasporto si chiama Pininfarina Extra, occupa circa 20 persone e negli anni, come vedremo, ha avviato una stretta collaborazione con Lavazza, disegnando e ridisegnando più macchine, dalle Espresso Point, alla lunga serie di Lavazza BLUE, sino all’ultima Lavazza in Black. Per ricostruire questo particolare rapporto progettuale, insieme con Alberto Fantinato, nostra guida alle macchine o “macchina” guida di questo percorso, abbiamo rivolto alcune domande all’ingegnere Paolo Pininfarina, presidente dell’azienda. Come è nato il rapporto con Lavazza?
“Dal 1993 è passato parecchio tempo per cui non ricordo esattamente, ma posso dire che le aziende sono state messe in
contatto da un amico comune.” Perché secondo lei la Espresso Point 2100 da voi firmata è di fatto diventata un’icona nel mondo della distribuzione
automatica di caffè in cialda
? “Questa macchina può effettivamente definirsi iconica. Il primo modello di macchina distributrice a cialde Lavazza era in effetti molto minimale dal punto di vista del design. Era un prodotto quasi senza design: un monolite metallico la cui estetica era dettata in modo iper-minimalista dalla sola funzionalità. Il passaggio alla plastica ci ha consentito di sviluppare proposte di colori e trattamenti innovativi (blu e grigio, lucido e opaco) ma mi sento di dire che l’elemento ispiratore sia stato la ricerca del giusto compromesso tra rigore architettonico e funzionalità amichevole. In questo senso la prima Espresso Point di nostro design, presentata nel 1995, rappresenta in modo corretto il design Pininfarina in termini di innovazione, eleganza ed essenzialità, ma anche e soprattutto l’immagine Lavazza in termini di solidità, versatilità, trasversalità e approccio ‘friendly’ al consumatore.” Quale è il fattore vincente di un rapporto di lavoro che va avanti da 17 anni? “Come molte altre collaborazioni di successo di lungo termine sviluppate dalla Pininfarina (Ferrari e Snaidero a titolo di esempio) la linfa vitale è stata garantita dalla continua ricerca di elementi innovativi del design, pur nel rispetto dei connotati e della tradizione dei nostri partner.” Con quale spirito o filo conduttore avete affrontato nel tempo progetti di macchine diverse per sistema di cialde e per posizionamento? “Senza entrare nel dettaglio tecnico, è l’estetica che parla un linguaggio semplice ed evidente: EP 2100 e macchine BLUE non hanno niente in comune ma sono evidentemente entrambe due macchine pensate da Pininfarina per Lavazza. Quindi Lavazza BLUE è un corretto mix di innovazione e continuità. Da utente quotidiano della macchina ne apprezzo particolarmente la semplicità intesa come interfaccia facile con l’utente. Per esempio, sono particolarmente affezionato a un dettaglio che personalmente proposi sin dall’inizio del progetto e che ho poi visto essere realizzato in serie: la parte laterale trasparente che consente di visualizzare immediatamente il livello dell’acqua.” L’ultimo vostro progetto è una macchina grintosa e affascinante, una perla nera che sembra ambientata nella serie “Star Wars”! “Come tutti i progetti di successo, Lavazza BLUE Pininfarina ha una grande vitalità ed è in continua evoluzione. Il modello ‘in Black’ esprime dei valori allineati a prodotti di tendenza nel mondo dei giovani e della comunicazione. È quindi dimostrato che un prodotto dal design classico ed equilibrato può essere facilmente declinato in uno attuale e contemporaneo. E parlare di “declinazione” è per certi aspetti riduttivo perché ‘in Black’ è a tutti gli effetti un nuovo prodotto di questa ormai consolidata collaborazione.”
La Espresso Point è una grande architettura in piccolo. Definita dallo stesso Pininfarina, al momento della
presentazione nel 1995: “La porta di ingresso nel mondo del caffè”. Il mio incontro con questa macchina risale al 1996, quando mi venne chiesto di commentarla sul Magazine di “INTERNI”, allegato a “Panorama”. La paragonai immediatamente alla Grande Arche che si staglia sulla spianata della Défense a Parigi. Le proporzioni sono simili, così come lo è il portale d’ingresso: una soglia che dischiude una nuova visione della città capitale o che sprigiona il profumo di un espresso italiano in ogni città. Qualche anno dopo, nel mio libro dedicato al restyling inserii il passaggio dalla prima Espresso Point Inox, alla Matinée, a quella di Pininfarina come un esempio particolare di restyling non solo estetico, ma anche evolutivo. 6 In 15 anni di carriera la Espresso Point di Pininfarina ha conosciuto tante piccole varianti e aggiustamenti intermedi: dopo l’ iniziale EP 2100 del 1995, firmata centralmente con
il classico logo in corsivo tutto minuscolo, ci sono state delle successive evoluzioni fino all’ultima versione del 1997. È la EP 2302 Microprocessore, che permette di dosare la temperatura e la quantità di caffè desiderata ed è inoltre fornita di una gradevole luce che illumina il vano tazza. Qui la firma è più discretamente posta ai piedi dello “stipite” destro della colonna. A questa viene anche affiancata la EP 2400 Cappuccinatore, dedicata esclusivamente all’emissione libera o dosata di vapore acqueo. Ma al di là del design curato e severo al tempo stesso, da vera macchina industriale, con quei rivetti da nave mercantile o da meccano, la Espresso Point di Pininfarina ha un valore umano, d’uso quotidiano che la consacra macchina vera,
di vera vita! Chiunque abbia girato l’Italia negli ultimi anni, entrando nei più svariati uffici e nelle fabbriche, nelle officine dei meccanici, nei retrobottega di parrucchieri o ferramenta, avrà visto appoggiata su un piano qualsiasi o mirabilmente sorretta dal suo totemico mobile di servizio (o legata da cinghie di sicurezza sugli autobus dei turisti e dei pellegrini, a Venezia a Roma o a Lourdes) questa scatola scura dai tasti illuminati e dal cuore sempre in caldo. Con molta probabilità gli avranno offerto un caffè: sincero, corroborante, cocente!!!

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