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Il buon giorno si vede dal Mattino

Adesso entriamo nel vivo.  Passiamo alla storia! E al design.  La storia delle macchine a cialda Lavazza  prende il via in maniera fluida e indefinita, come ogni galassia che si rispetti, negli anni 80. Il percorso è  ormai storicizzato e viene riportato nel libro di Barbangelo, citato in precedenza, in un capitolo
intitolato “La capsula Lavazza entra in Orbita”: “Il ‘big bang’ del mercato OCS (Office Coffee Service) avviene con la nascita della Uno Per, la prima macchinetta monodose a capsula, nel 1983. Aveva una meccanica molto affidabile e veniva prodotta in un unico modello dall’omonima società di Gattinara (Vercelli), guidata da Edoardo Macchi, Adriano Foglia e Franco Pavero. …Nel 1989 Lavazza, volendo entrare definitivamente nel
settore della distribuzione automatica, rileva la Uno Per, che rilancia sul mercato nazionale e poi su quello europeo. Successivamente Lavazza con una divisione specifica per il vending, guidata da Michele Motterlini, colloca sul mercato il sistema Espresso Point, che diventerà il marchio della macchina OCS (con capsula) del gigante italiano del caffè. Questo primo “distributore” per l’azienda ha l’identico valore della prima monetina di Paperon de’ Paperoni! La sigla stessa riportata sul fronte macchina 1x, dove x è segno moltiplicatore e non di mistero, sembra sancirne la valenza originaria di Numero 1. La macchina è un cubo primordiale ma ha quel che basta a fare un buon caffè. Risponde ai criteri della poesia classica: “Chi è bello è bello da vedere, e basta. Ma chi è buono sarà subito bello”.4 Infatti la sua semplicità è tale da ricordarci i computer a lei coevi, i Commodore o gli IBM, quelli con la scrittura a pixel verdi, che si rifletteva nei nostri occhi conferendoci uno sguardo da marziani. La 1x è il design del minimo: scatola economica per
contenere tecnologia, lo stesso principio che da 50 anni viene applicato alle macchine lavatrici. Ancora oggi 10 di queste macchine sono in attività e i proprietari ne sono così soddisfatti che chiedono a Lavazza di mantenere in vita il servizio ricambi e assistenza! Con l’acquisizione della Uno Per la Distribuzione Automatica diventa così, dopo l’Alimentare e i Pubblici Esercizi, la terza area di business dell’azienda.
In contemporanea entra in scena il primo protagonista: Savino Balzano. Inventore, genio della meccanica, comandante aeronautico, aviatore, imprenditore, Savino Balzano, morto nel 2007, rientra in quella categorie di persone che con la loro intraprendenza hanno fatto grande
l’Italia nel dopoguerra. Nel cyberspazio ancor fluttuano tracce e leggende a lui riconducibili, come il brevetto per la macchina pela-ananassi!5 Fondatore della Balzano srl, il Signor Savino è, assieme all’architetto Marco Zanuso, il padre della caffettiera Carmencita, da lui prodotta a partire dal 1979 in uno dei due stabilimenti Balzano, quello di Settimo Torinese. Anche la produzione delle macchine 1x viene quindi affidata alla capacità produttiva del medesimo stabilimento ed è lì che già nel 1989 l’estro di Savino Balzano genera la prima macchina 100% Lavazza: denominata appunto Lavazza Espresso Point e contraddistinta nei primi anni dal nome generico di “Distributore” per poi prendere quello definitivo e francofono di Matinée. Questa macchina merita una riflessione. La prima versione del 1989, evoluzione estetica della 1x di cui manteneva le performance, è la cosiddetta
“Distributore dal tasto rosso”: un parallelepipedo dagli spigoli arrotondati, con un erogatore frontale e un tasto
rosso di accensione. Nel 1991 Savino Balzano proporrà la versione cosiddetta a “Balconcino”, caratterizzata dalla ringhiera della “terrazza” scaldatazze e dalla maniglieria in acciao inox lucidato e dorato. Nei luoghi di lavoro l’oro regala faville di luce e l’acciaio delle pareti laterali è così liscio che ci si può specchiare. Si capisce che a pensarla e realizzarla è stato un adepto di Vulcano, un principe della metallurgia applicata, perché sprigiona una forza tale da farcela sembrare solida, potente, indistruttibile. Due anni dopo la macchina diventa la Espresso PointBalconcino con Vaporizzatore”, monta una nuova
caldaia in grado di erogare acqua calda ed è dotata di lancia termica per fare il vapore. Qualche anno dopo arriverà la versione “elettronica”, con interfaccia a tastiera sul frontalino e i dosatori automatici che vanno incontro al gusto del pubblico internazionale, attratto da un caffè meno ristretto a cui si aggiunge la possibilità di fare un bel cappuccino. Oramai si chiama Matinée, forse licenza poetica che richiama il desiderio del caffè più amato, quello del
mattino o forse in onore delle ferrovie francesi che alla fine degli anni 90 la installano a bordo dei TGV . Supposizioni che hanno un loro fondamento… anche se la motivazione più realistica sulla scelta del nome la scopriremo solo fra poche pagine. Così dopo 5 restyling l’ultima Matinée, del 1998 non
si discosta molto dalla prima ed è immediatamente riconoscibile al primo sguardo. Nuda, forte, sobria, resistente, meccanica e celeste. Sarebbe piaciuta a Marinetti e forse anche al primo Sottsass, quello dell’Olivetti, perché ha la forza del metallo ceruleo, l’onestà dell’industria pulita, la brillantezza dell’oro nell’oscurità. Caffè nero, caffè forte, Lavazza oro, Matinée! Il progetto EP Inox/Matinée è anche quello con cui si afferma il primo sistema a cialda prodotto in azienda, lo standard Espresso Point, come certifica la scritta sotto il marchio, che in due parole leggibili in tutto il mondo sintetizza esattamente di cosa si tratta: un punto, in ufficio e nei luoghi di lavoro, in cui preparasi da soli un
vero espresso italiano. Nel frattempo un accordo fra le due società porta nel 1992 all’acquisizione della Balzano srl da parte di Lavazza spa e nasce la volontà di costruire una fabbrica nuova per ospitare la produzione delle macchine. Per farci guidare in questa ventennale girandola di progetti, a cui hanno preso parte decine di persone, alcune delle quali oggi non facili da rintracciare,
abbiamo chiesto lumi a colui che nonostante l’età ancora relativamente giovane è ormai la memoria storica delle macchine: l’ingegnere Alberto Fantinato,a capo della Direzione Macchine. La sua vita lavorativa è interamente legata alla Lavazza. Anzi si può dire che abbia iniziato a
lavorarci prima ancora di metterci piede, come lui stesso ci racconta: “Nel 1989 stavo finendo il mio corso di studi al Politecnico di Milano con una tesi su un progetto che proprio in quel periodo era in attuazione: ovvero il trasferimento dell’impianto di produzione della Balzano da Settimo Torinese al nuovo stabilimento di Rondissone. Mi sono laureato nel 1990 e grazie anche alla tesi il primo febbraio 1991 sono stato assunto dalla Lavazza, dove ho iniziato ben presto a occuparmi di temi relativi alle macchine e dove ho avuto modo di lavorare con Savino Balzano, persona dotata di grandi capacità tecniche e progettuali. Con lui, nello stabilimento di Rondissone, ho seguito tutte le fasi delle prime macchine espresso, dalla EP Inox alla ‘Balconcino’, che nella versione elettronica venne poi chiamata Matinée. In merito ricordo che lui la volle chiamare così perché con l’introduzione del dosatore elettronico, su un sistema che già forniva vapore e acqua calda, questa macchina era la prima a riunire in una dimensione contenuta le funzioni
utili a servire una colazione completa: caffè, cappuccino, latte macchiato ma anche thè e bevande calde. Questa varietà di servizio in una macchina così piccola (larga meno di 25 cm!) per l’epoca era un’innovazione straordinaria. Inoltre il signor Savino aveva sviluppato negli anni una linea di casalinghi in metallo per il settore alberghiero di lusso e credo che avesse pensato un nome a esso collegato.“

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